Morte di un antifascista

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    L’antifascismo è un movimento di opposizione al regime fascista in Italia, al quale partecipano diverse forze politiche e correnti di pensiero; sorto sin dal 1922, fu attivo fino alla conclusione della seconda guerra mondiale. Una data significativa nella storia dell’antifascismo è il 10 giugno 1924, giorno in cui il deputato socialista Giacomo Matteotti venne rapito e ucciso da sicari fascisti. Nei due anni successivi, infatti, Mussolini costruì un regime dittatoriale a partito unico, nel quale partiti e giornali antifascisti erano illegali; un Tribunale Speciale giudicava e condannava anche i reati d’opinione, in modo da stroncare qualunque movimento di opposizione.

Gli antifascisti furono dunque costretti all’esilio; una piccola parte di loro scelse invece la clandestinità, anche se ciò poteva comportare in ogni momento l’arresto da parte di una polizia sempre più vigile, grazie alla collaborazione di funzionari e burocrati solerti. Malgrado i rischi, e nonostante la martellante propaganda fascista, c’erano intere famiglie che si sentivano contrarie al regime.

L’opposizione al fascismo avrebbe raggiunto il culmine dopo l’8 settembre 1943, con la Resistenza partigiana, ma anche negli anni precedenti si ebbero numerosi casi di resistenza passiva, di sabotaggio e di propaganda politica antifascista. Non si trattava necessariamente di iniziative dalle conseguenze molto importanti; tuttavia, troviamo un gran numero di esempi di vicende i cui protagonisti erano pochi individui, i quali possedevano però un amore per la propria patria e per la propria terra tali da permettere loro di ribellarsi senza ripensamenti. Secondo me, il fatto che fossero in pochi a costituire questo genere di opposizione dovrebbe renderli meritevoli di onore e di un ricordo ancora più attento da parte nostra.

 Uno di questi gruppi fu attivo nella zona di Lodi di Modena. Si trattava di un movimento che propagandava le proprie idee mediante un’opera di volantinaggio. I “ribelli” non erano molto numerosi; pochi infatti erano a quel tempo gli individui disposti a mettere a repentaglio la propria vita per cercare di ottenere la giustizia e ritornare alla libertà. I loro nomi: Silvio Vezzani, Pietro Malpilli, Giovanni[1], Elio Bassoli[2], Veles Bigi[3], Gualtieri Frano[4], Carlo Bulgarelli[5], Odino Braglia[6], Erminio Torreggiani, Arturo Zamboni e Raimondo Verde. Ricaviamo notizie su questo movimento da un documento[7] emesso dalla Regia Questura di Mantova, che aveva come “oggetto” il “movimento comunista”. Questo documento venne scritto il 20 aprile 1935, in occasione dell’arresto del “rivoltoso” Elio Bassoli. I fatti citati nel documento si erano svolti tra il febbraio e l’aprile del 1935, e possono essere ricostruiti come segue.

Nell’aprile del 1935, Silvio Vezzani venne catturato e costretto con metodi brutali a confessare quanto sapeva circa il movimento suddetto. Inizialmente cercò di dire il meno possibile, poi  - si legge nel documento - “di fronte all’ evidenza dei fatti, non ha potuto mantenersi nella negativa, e si è abbandonato ad una esauriente e particolareggiata confessione.”

Vezzani raccontò che già da tempo il mediatore Giovanni gli parlava di un’organizzazione comunista in pieno sviluppo a Novi di Modena e diceva di essere in contatto con una persona in grado di rifornirlo di stampati. La notizia risvegliò l’interesse di Vezzani, al quale Elio Bassoli, da lui interpellato, suggerì di recarsi al caseificio di Gongoli di Novi, ove avrebbe trovato Veles Bigi; quest’ultimo lo avrebbe rifornito di materiale. Così, pochi giorni dopo, Bassoli, Bigi e Bulgarelli andarono in frazione Marzatelle. Qui, in casa di Cremonini, ebbe luogo “l’abboccamento”; erano presenti anche Gualtieri e Vezzani, mentre Bassoli e Bulgarelli rimasero fuori; Braglia e Torreggiani erano già stati arrestati. Si decise in quell’occasione di intensificare la propaganda.

Venne pertanto progettata, per la notte tra il 2 e il 3 marzo, una diffusione di volantini; l’iniziativa era di Bigi e l’azione sarebbe stata guidata da Vezzani, aiutato da amici. Bassoli venne a conoscenza della cosa e la riferì a Cremonini. Tutto si svolse come previsto, ma la notte stessa gli autori dell’iniziativa vennero scoperti; alcuni di loro furono arrestati subito, altri nei giorni seguenti. Tutti vennero interrogati – e probabilmente torturati – a lungo, per tutti venne sporta denuncia a causa della loro operazione di volantinaggio che era considerata illegale e alcuni vennero incarcerati. Il gruppo fu separato: Bassoli, Bigi, Gualtieri furono tradotti a Modena, a disposizione della locale questura, per ulteriori indagini. Vezzani venne probabilmente arrestato per ultimo: il documento che riferisce del suo interrogatorio è infatti, come si è già detto, dell’aprile del 1935.

Elio Bassoli fu condannato a sei anni di reclusione, poi commutati (marzo 1936) in libertà vigilata. Fu rinchiuso nel carcere di Regina Coeli, dove fu malmenato e maltrattato, quindi messo in libertà a causa delle sue cattive condizioni di salute. Morì pochi anni dopo, il 22 gennaio del 1944, all’ interno della sua abitazione a Novi di Modena. Degli altri, a causa della mancanza di documentazione, all’epoca non si seppe più nulla.

 Elio Bassoli era mio bisnonno. Tutto ciò che so di lui mi è stato raccontato da sua figlia Silva[8], la quale oggi è divenuta mia nonna. Trascrivo qui di seguito la sua testimonianza[9]. 

«In quel tempo, dopo tutte le stupidaggini che tentava Mussolini… qualcuno doveva pur ribellarsi alla pazzia che questi stava facendo in Italia…  

Allora gente consapevole ha incominciato a dire: “Cerchiamo di far vedere che non tutto quello che dice Mussolini è veritiero… egli voleva fare le leggi razziali… allora vi erano dei compagni di mio padre e lui stesso che avevano deciso di istruire il popolo e creare gente antifascista, perché non si poteva lasciare l’Italia in mano a dei pazzi… a dei pazzi snaturati… Allora cosa fecero: uno era tipografo, l’altro studente e così incominciarono a fare dei volantini che distribuivano in tutta la Bassa. La Bassa Padana, lì avvenne il tutto: fecero dei volantini i quali erano da distribuire in qualche modo: di notte, senza farsi vedere, perché i fascisti di giorno giravano e se ti beccavano erano botte e ti mettevano in galera, allora, di notte, a piedi, in bicicletta, con i carri, gli antifascisti che erano contro a quel potere assurdo, il quale aveva monopolizzato tutta l’Italia e che voleva mandarla in guerra, in quella matta guerra, distribuivano più volantini possibili… Mio papà e gli altri compagni dopo aver creato e stampato i volantini, dovevano sparpagliarli in un luogo più ampio possibile e così la notte tra il 2 e il 3 Marzo, mentre gli altri stavano facendo volantinaggio, i fascisti hanno smascherato il movimento, alcuni sono stati catturati la sera stessa, altri come mio padre i giorni successivi. Mio papà l’hanno preso il giorno seguente all’opera di volantinaggio, mentre si stava spostando in bicicletta dalla nostra cascina in un’altra.

Subito il processo a Modena, insieme a due suoi compagni: era stato condannato a sei anni di reclusione nel Regina Coeli, ma mia mamma dopo un po’ di tempo ha chiesto la grazia per mio papà, ha chiesto la grazia… mia mamma buon’anima quale vita ha passato! Che vadano all’inferno tutti coloro che hanno fatto soffrire povera gente!

Mio padre era una persona tranquilla e non vendicativa, al contrario di mio fratello, che dopo aver visto nostro padre soffrire tanto a lungo a causa di altri divenne una bestia. Mi ricordo ancora nei suoi occhi, malgrado avessi avuto pochi anni, una voglia di vendetta più forte di ogni altra cosa; la cosa più brutta era il fatto che non poteva agire secondo le sue volontà perché era uno contro migliaia! 

Allora cosa fece mio padre: ricevette la grazia però tutti i giorni doveva andare a firmare nella camera del Fascio di Concordia, di Modena o di Novi. La sua scarcerazione era avvenuta solo perché papà era malato, e…. è venuto a casa e ha cercato di sopravvivere più a lungo possibile malgrado fosse tenuto sotto continua osservazione fino a che è morto. Dopo la sua morte, mia mamma raccontava a noi bambini le avventure di suo marito, ci sembrava un eroe tanto che ascoltavamo sempre più appassionati; un giorno mamma ci raccontò il perché del mio nome Silva: pochi anni prima, papà aveva ospitato nella nostra cascina degli antifascisti polacchi, uno dei quali si chiamava Silven; questo fu poi preso e ucciso da dei repubblichini… E da allora per un po’ di tempo i nati nella nostra famiglia portarono parte del suo nome. Questi polacchi erano scappati dalla Polonia e siccome noi avevamo la cascina lontani dal paese mio papà gli aveva dato il vitto per alcune settimane…

A casa nostra si erano rifugiati in moltissimi, chi per pochi giorni, chi per mesi… avevo quattro anni e sapevo già dove era il rifugio… ma… non ho mai parlato! Il rifugio lo utilizzavamo per nascondere le persone e le armi che ci arrivavano con i lanci; questi avvenivano durante la notte. Sentivi l’aereo arrivare all’ora prestabilita, allora vedevi che i più grandi accendevano un fuoco per poi, a lancio effettuato, spegnerlo subito. A casa nostra sai quante armi vi erano? Quante pistole sono passate nelle mie mani? Sai che mia nonna una volta stava per mettere nella stufa una bomba a mano? C’erano armi ovunque… io vedevo tutto… e avevo quattro anni… dicono che i bambini non ricordano e non capiscono… col cavolo che i bambini non capiscono! 

A volte facevamo colazione con una tazza di latte e vedevi tramite una finestra che dava sul cortile le camionette dei tedeschi che entravano in cascina, si mettevano a correre e urlare come disperati; poi se trovavano qualcosa di interessante lo prendevano e se ne andavano.

Ricordo che quando stava per morire papà, a casa mia si era creata un’atmosfera particolare… nessuno parlava e io non avevo il coraggio di domandare come stesse papà, anche se avevo già intuito qualcosa, poi zia mi prese assieme a mia cugina e ci portò a casa sua: alla fine dei nostri terreni vi era una casa, lei abitava lì. Mentre stavo giocando con mia cugina iniziai a sentir suonare le campane… mi ricordo come se fosse stato ieri… eravamo in cortile… allora mia cugina all’improvviso disse: “che cosa è questo?” io avevo già capito tutto… le risposi “ma non senti che le campane stanno suonando per mio papà?” 

Papà era morto! Se n’era andato via… via per sempre… avevo solo cinque anni! E’ deceduto nel 1944 e al suo funerale… è stato un funerale con la musica, me lo ricordo perfettamente il momento del funerale di mio papà: c’era la musica e quando hanno messo la bara nel buco… avevo cinque anni… e poi… poi dicono che i bambini non ricordano… quando hanno messo la bara in terra era di gennaio, a quel tempo non vi era niente, ma la sua fossa si era riempita di fiori rossi… di fiori…, rossi… erano garofani! Poi l’hanno sepolto. “Hai finito di soffrire… papà!” pensai.

Morto mio padre nel ’44, mio fratello era arrabbiatissimo perché i fascisti, l’egoismo fascista gli aveva portato via nel giro di poco tempo un suo caro amico e suo padre. Di lì iniziò anche per lui la Resistenza, la vera e propria Resistenza.

Così come mio papà e mio fratello dopo, tanti altri, tanti altri singoli eroi hanno lottato con tutte le proprie forze per la libertà.»

Pinerolo, aprile 2007                                                  Elisa Busso

Bibliografia

 -La resistenza al fascismo. Scritti e testimonianze. Prefazione di Giovanni Pirelli, a cura di M. Milan e F. Vighi, Milano, Feltrinelli, 1955;

 - Regia Questura di Mantova. All’On. Ministero dell’Interno. Direzione Generale della Pubb. Sic., Roma, Mantova, 20 aprile 1935 XIII. Oggetto: Movimento comunista, 5 cc.

 - http://it.Wikipedia.org/wiki/Resistenza_italiana (consultato nel marzo 2007);

 - http://www.romacivica.net/anpiroma/antifascismo/antifascismo.html (consultato nel marzo 2007).

 


[1] Cremonini Archinto, figlio di Luigi e Troni Ildemonda, nato a Bondeno di Gonzaga, lì 17 gennaio 1882, abitante in frazione Marzatelle.

[2] Bassoli Elio, figlio di Carlo e Cesira Bulgarelli, nato a Novi di Modena, lì 15 maggio 1898, ivi abitante in via Gavello, di professione agricoltore.

[3] Bigi Veles, figlio di Coleso e Ermida Moretti, nato a Novi di Modena, lì 25 Gennaio 1914; abitante in Via Gasoli di professione “cascinaio”.

[4] Gualtieri, figlio di Franco di Donato e di Carra Anna, nato a Novi di Modena, lì 7 Febbraio 1913, ivi abitante in Via Gavello N°215, di professione agricoltore.

[5] Bulgarelli Carlo, cognato di Bassoli Elio.

[6] Il comunista Braglia Odino, figlio di Attilio e Itala Grossi, nato a Pegognaga, lì 13 dicembre 1899, ivi abitante, contadino.

[7] Regia Questura di Mantova. All’On. Ministero dell’Interno. Direzione Generale della Pubb. Sic., Roma, Mantova, 20 aprile 1935 XIII. Oggetto: Movimento comunista.

[8] Silva Cesarina Bassoli, figlia di Elio Bassoli e Bianca Bulgarelli, nata il 10 gennaio 1939.

[9] Ho intervistato mia nonna il 6 aprile 2007.