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Il castello di Hartheim, dipendenza di Mauthausen e successivi
Il progetto Aktion T4 è la realizzazione del concetto, enunciato da Alfred Hoche e Karl Binding[1], di “eutanasia sociale”. Già durante la prima guerra mondiale, negli istituti di cura tedeschi, si erano verificati decessi sospetti; le necessità del conflitto avevano reso le persone insensibili alla morte di soggetti la cui sofferenza era considerata dannosa per loro stessi e per lo Stato.
La messa in atto del concetto di eutanasia sociale fu relativamente semplice in Germania: infatti il nazismo sosteneva un programma di eugenetica, il cui obiettivo era purificare e migliorare la razza germanica. I malati cronici, i disabili, le persone affette da handicap fisici o mentali erano visti come parassiti che portavano via soldi alle casse dello Stato e che, riproducendosi, “inquinavano” la purezza della razza ariana. Si giunse quindi alla conclusione che bisognava impedire la riproduzione di questi soggetti. La comunità scientifica tedesca aderì con entusiasmo a questo progetto.
Come primo provvedimento venne varata nel 1933 la "Legge sulla prevenzione della nascita di persone affette da malattie ereditarie", con la quale si autorizzava la sterilizzazione forzata di questi individui. Si cercò di convincere il popolo tedesco dell’utilità di questo provvedimento attraverso la diffusione di opuscoli, la radio e l’insegnamento nelle scuole.
La sterilizzazione avveniva attraverso intervento chirurgico, con l’utilizzo dei raggi X oppure previa assunzione di preparati chimici. Il dottor Clauberg fu, in questo senso, un vero e proprio pioniere della ricerca; in una lettera ad Himmler egli affermava di essere vicino all’invenzione di un modo per sterilizzare anche mille persone al giorno. Crudeli ed efferati esperimenti vennero condotti su centinaia di donne alfine di trovare il metodo più efficace e rapido per avviare migliaia di persone alla sterilizzazione di massa.
Il 1° settembre 1939 Hitler diede il via al progetto volto a “concedere la morte per grazia ai malati considerati incurabili secondo l'umano giudizio”, con un ordine che ancora oggi fa discutere per la sua effettiva validità. Venne scelta come base per l’organizzazione del progetto una villa di Berlino che si trovava al numero 4 della Tiergartenstraße; ciò ispirò il nome dell’operazione, Aktion T4. Le operazioni si svolsero in assoluta segretezza: vennero inviati migliaia di questionari negli istituti psichiatrici, al fine di conoscere la capacità lavorativa dei malati; successivamente quattro periti analizzarono i questionari e decisero il destino dei pazienti.
A questo punto, coloro che dovevano essere eliminati venivano trasportati prima in istituti nei quali venivano trattenuti per alcuni giorni (allo scopo di depistare eventuali familiari curiosi) e in seguito nelle cliniche di eliminazione (generalmente si trattava di castelli ed ex-istituti psichiatrici come Grafeneck, Bernburg, Sonnenstein, Hartheim, Brandenburg, Hadamar) dove venivano uccisi nelle camere a gas e quindi gettati nei forni crematori, non prima di essere stati privati di eventuali denti d’oro o, in alcuni casi, del cervello, che era utilizzato per le ricerche scientifiche condotte dai medici nazisti. La famiglia riceveva una lettera nella quale si comunicava che il paziente era deceduto e che il cadavere era stato cremato.
In soli due anni si giunse così all’eliminazione di ben 70.273 individui[2]. Tuttavia la segretezza che caratterizzava l’operazione non poteva essere mantenuta a lungo: le proteste sollevate dai familiari delle vittime, da chiunque avesse un parente affetto da handicap e dalle Chiese tedesche (da quella cattolica in particolare) si fecero sempre più pressanti fino a convincere Hitler della necessità di interrompere il progetto.
Coloro che erano stati coinvolti nel progetto vennero poi utilizzati, come comandanti di campi di concentramento e aguzzini, per mettere in atto lo sterminio indiscriminato: durante il progetto T4 erano infatti state messe a punto molte delle tecniche – in particolare l’uso del monossido di carbonio per provocare la morte delle persone - che vennero in seguito utilizzate con successo.
La formale conclusione del progetto Aktion T4, a causa dell’opposizione delle gerarchie ecclesiastiche, ma anche della popolazione comune, che, ormai accortasi dei fumi che escono dai camini delle “case di cura” e dei migliaia di certificati di morte fittizi che circolano, ha iniziato a protestare intensamente, coincide con l’inizio del progetto Aktion 14F13: l’intento è quello di eliminare tutti i prigionieri dei campi di concentramento che non sono in grado di lavorare.
Himmler prese in mano la situazione e sottopose tutti i prigionieri affetti da malattie mentali che si trovavano nei campi di concentramento al controllo di un’équipe medica, composta prevalentemente da psichiatri[3] che avevano avuto modo di lavorare nel progetto T4. Questa commissione aveva il compito di visitare tutti campi di concentramento e di individuare nel modo più rapido possibile i soggetti in grado di lavorare e quelli inabili al lavoro. Questi ultimi dovevano essere trasferiti nelle cliniche ed eliminati. La grande quantità di prigionieri da visitare e il poco tempo disponibile fecero sì che le visite risultassero molto poco accurate e che molte persone non affette da malattia finissero comunque nelle camere a gas.
La conclusione della guerra segna la fine dell’Aktion 14F13. Molti dei dottori e medici coinvolti in questa operazione non furono mai catturati ed alcuni di essi tornarono ad esercitare liberamente. Da allora il concetto di eutanasia è cambiato; la scelta di abbandonarsi alla “dolce morte” è sempre molto discussa, ma oggi si tratta di una scelta volontaria. Le migliaia di persone uccise dalla barbarie nazista, invece, non avevano scelta.
Pinerolo, aprile 2007 Simone Martina
Bibliografia
http://www.olokaustos.org/argomenti/eutanasia/index.htm (consultato nell’aprile 2007);
http://www.wikipedia.it/ alla voce “AktionT4” (consultato nell’aprile 2007);
Robert J. LIFTON. I medici nazisti. Lo sterminio sotto l'egida della medicina e la psicologia del genocidio, Milano, Rizzoli, 2003;
Luciano STERPELLONE, Le cavie dei lager, Milano, Mursia, 1978.
[1] Alfred Hoche (1865-1943) e Karl Binding (1841-1920), rispettivamente psichiatra e giurista tedesco, teorizzarono per primi l’eutanasia sociale nel loro libro del 1920 L'autorizzazione all'eliminazione delle vite non più degne di essere vissute. Di qui l’espressione ”Vite indegne di essere vissute” con la quale venivano definite le vittime del progetto.
[2] Secondo dati citati in http://www.olokaustos.org/argomenti/eutanasia/eutanasia8.htm.
[3] Tra i quali il professor Paul Nitsche, direttore dell’Istituto Sonnenstein a Pirna, e Werner Heyde, capo e consulente scientifico del progetto Aktion T4.