Ingresso al lager di Buchenwald

 

Ingresso al lager di Buchenwald

A pochi chilometri dalla città di Weimar, centro della cultura umanistica creata intorno a Goethe, i nazisti installarono il lager di Buchenwald. La sola costruzione della ferrovia e della “strada del sangue” che univa Weimar al lager costò la vita a più di 10.000 deportati.
Si entrava al campo attraverso un cancello di ferro battuto in cui si leggevano le parole: “Jedem das seine” (ad ognuno il suo).
Era il regno di una criminale: Ilse Kock, la iena di Buchenwald, moglie del comandante del lager, specializzata nella concia della pella umana, in particolare di quella che presentava dei tatuaggi artistici, per farne sedili per sedie, selle per cavalli e cappelletti per paralumi. Arrestata alla liberazione, processata, viene condannata all'ergastolo. Messa in carcere si fa mettere incinta da un secondino e il Presidente del Tribunale si vede costretto a scarcerarla. E' l'occasione per la popolazione per dimostrare il proprio disappunto, protestando per giorni e giorni davanti al tribunale, finchè il Presidente si vede costretto ad arrestarla nuovamente. Rimessa in carcere, si suicida: era la fine che le spettava.
Buchenwald ospitò circa 250.000 prigionieri in un centinaio di kommandos esterni; nel blocco 46 si effettuavano sperimentazioni mediche. Sotto il locale dell'imponente crematorio vi erano le stanze per l'impiccagione, con ganci da macellaio infissi nel muro.
Una efficiente organizzazione clandestina interna fece fallire l'ultima impresa di sterminio delle SS, liberando il campo l'11 aprile 1945, qualche ora prima dell'arrivo degli americani.