Testimonianza fotografica della distruzione del paese di LIDICE (Cecoslovacchia)

quale rappresaglia per la morte del protettore per la Boemia e Moravia Reinhard Heydrich, detto Der Henker (il boia), gerarca nazista e collaboratore di Himmler nella politica dello sterminio degli ebrei.

Il 15 marzo 1939 Hitler invade la Cecoslovacchia, stato che praticamente non esisteva più, in quanto con il trattato di Monaco aveva dovuto cedere alla Germania, tra il 1° e il 10 ottobre 1938, i territori dei Sudeti, mentre la Slovacchia, appoggiata dai nazisti, si era proclamata stato indipendente. Hitler, per camuffare l’invasione, proclama la costituzione del “Protettorato della Boemia e Moravia”, inviando come “protettore” il suo ministro Konstantin von Neurath.
I nazisti sperano che la Boemia e Moravia, disponendo di un vasto potenziale economico, divenga la principale industria di guerra tedesca. E’ questa la ragione per cui il sabotaggio della produzione industriale diventa la direttiva fondamentale del partito comunista, alla quale von Neurath non riesce a porre un argine; pertanto, il 27 settembre 1941 viene esautorato da Hitler, che invia come viceprotettore il generale della polizia Reinhart Heydrich, una belva, un individuo spietato e crudele. Costui, appena arriva a Praga, proclama la legge marziale e in un lungo comunicato alla popolazione precisa che tale legge gli conferisce la potestà di far fucilare immediatamente chi non rispetta le sue direttive. Ed in effetti le fucilazioni iniziano subito: ogni giorno al poligono di Praga patrioti cechi vengono assassinati. Negli otto mesi del suo regno manda a Mauthausen 3000 operai e 600 intellettuali, non senza averne fatto passare una parte nella piccola fortezza di Terezin, divenuta carcere della Gestapo praghese, per essere torturati e interrogati. Riesce persino ad arruolare nelle SS dei giovani boemi e moravi: è la solita storia, chi aderisce mangia bene tutti i giorni, gli altri tirano la cinghia.
Il governo cecoslovacco, in esilio a Londra, preoccupato per la piega degli avvenimenti, riesce ad arruolare fra i numerosi giovani cecoslovacchi che lavorano in Inghilterra due volontari che, paracadutati vicino a Praga, attentano alla vita di Heydrich, il quale spavaldamente, tutte le mattine, in Mercedes scoperta, si reca a Praga dalla sua residenza nel castello di Panenske Brezany. Piazzati in un punto in cui la strada fa una curva a gomito, lanciano una bomba a mano e una scarica di mitra: è il 27 maggio 1942, esattamente otto mesi dopo la sua nomina. Heydrich non muore subito; Hitler e Himmler mandano i loro medici personali per cercare di salvarlo. Ma tutto è vano, il 4 giugno muore.
La reazione nazista è di una violenza e di una ferocia impressionanti: il paese di Lidice, presso il quale è avvenuto l’attentato, è circondato da 1500 SS; si dà mezz’ora di tempo agli abitanti per raccogliere i loro averi, dopo di che il cerchio si stringe fra minacciose sparatorie che ammazzano tutti gli animali domestici. Alle dieci del mattino seguente, sulla piazza della chiesa, sono ammassati 188 uomini, 160 donne, 90 bambini. Le donne e i bambini vengono trasportati a Kladno e chiusi nella palestra del liceo; vi rimarranno senza alimenti per tre giorni e due notti. I 188 uomini vengono fucilati sulla piazza della chiesa a gruppi di venti per volta; alla fine la piazza sarà coperta di cadaveri. Nei giorni successivi ruspe, dinamite e lanciafiamme distruggeranno il paese e spianeranno le macerie. Nei mesi successivi verrà trasportata un’infinità di metri cubi di terra, da farne uno strato di 50/70 centimetri, ove sarà seminato un campo di grano, a dimostrazione che Lidice non esiste più.
Ma torniamo alla palestra di Kladno: dopo tre giorni si dà la possibilità alle mamme di accudire i loro bambini che piangono e urlano per la fame e la sete; dopo la pulizia vengono distribuiti caffè e pane; poi le madri vengono strappate ai loro bambini, caricate su camion ed inviate al lager femminile di Ravensbrück. E i bambini? Fino a qualche anno fa si diceva fossero stati inviati nel ghetto di Terezin; ma ciò era in contrasto con l’affermazione secondo cui l’unica cosa rimasta di quei bambini erano i 1.400 disegni conservati nel Museo Ebraico di Praga, mentre 17 bambini di Lidice erano stati trovati a fine guerra. Finalmente, alcuni anni fa, ho trovato in una libreria di Praga un libro su Lidice di uno storico praghese, fortunatamente tradotto in francese; dal quale si è saputa la verità. I 90 bambini erano stati selezionati: quelli adatti erano stati affidati a famiglie di SS per essere germanizzati; i pochi scartati inviati nel ghetto di Lodz in Polonia.
Terminata la guerra, il nuovo governo cecoslovacco ha invaso per circa due anni Austria e Germania di manifesti nei quali si invitavano le famiglie che avessero avuto bambini cecoslovacchi in affidamento a fare un esame di coscienza e restituire i bambini: a maggio 1947 vi fu l’ultima restituzione; i bambini ritrovati sono stati 17. E’ davvero terribile immaginare che bambini di genitori cecoslovacchi, bambini i cui padri sono stati assassinati e le cui madri hanno sofferto nei lager nazisti, è terribile credere che sono stati germanizzati e educati dagli assassini dei loro genitori.
La strage di Lidice aveva provocato orrore in tutto il mondo; ma specialmente in America molte città avevano aggiunto “Lidice” ai loro nomi. Molti comitati erano sorti per raccogliere fondi da destinare alla ricostruzione del paese.
La prima pietra del nuovo villaggio di Lidice fu posta il 15 giugno 1947 alla presenza dei rappresentanti del governo e di numerosi delegati stranieri. 500 giovani cecoslovacchi e 80 giovani stranieri lavorarono nel cantiere dall'8 maggio 1947 al 28 ottobre 1948.
Le nuove case sono state costruite a circa 300 metri dal vecchio villaggio distrutto: quello spazio vuole simboleggiare adeguatamente la separazione tra la vita e la morte. Un’enorme, rozza croce di legno con una corona di filo spinato è stata eretta ove si presume riposino i corpi o le ceneri degli uomini fucilati.
Lo spazio fra il vecchio villaggio distrutto e quello nuovo costruito in seguito è diventato un memoriale, ove è stato piantato il “Roseto della Pace”, con piante arrivate da tutto il mondo; su un muro a semicerchio sono stati piazzati gli stemmi e i nomi delle città martiri che hanno subito una sorte analoga a quella di Lidice:
Francia – Oradour
Italia – Marzabotto
Inghilterra – Coventry
Polonia – Varsavia
Unione Sovietica – Stalingrado
Germania – Dresda
Giappone – Hiroshima
Norvegia – Televaay
Belgio – Bande
Grecia – Distomo
Jugoslavia – Kragujevac.

Marzabotto, dove dall’8 settembre al 5 ottobre 1944 sono state ammazzate 1.836 persone (vecchi, donne e bambini), ha avuto l’onore di un piccolo monumento sulla piazza della nuova biblioteca.