L’unico campo di sterminio esistente in Italia, diretto dai criminali SS che avevano comandato i campi di sterminio in Polonia. Tali campi furono distrutti e i capi e le SS trasferiti in altri lager.
Pianta della Risiera di San Sabba trasformata in Lager
(ricostruzione).
E. Forno di essiccazione trasformato in forno crematorio.
E1. Ciminiera.
F. Camerate, sartoria, calzoleria; al pianterreno 17 micro-celle.
G. Magazzini di deposito di beni razziati; cameroni per gli ebrei ed i detenuti
meno sospetti.
Corpo di guardia ed abitazione del comandante.
Uffici ed alloggi.
Uffici e camerate per i militari S.S. germanici, ucraini ed italiani; a
pianterreno cucine e spaccio.
Uffici, armeria a depositi; al pianterreno “cella della morte”.
Fu
aperto nell’ottobre del 1943, dopo l’occupazione della città di Trieste da parte
della Wehrmacht. Era situato nei locali del vecchio stabilimento per la
lavorazione del riso (pilatura): il forno che si affacciava su un cortile fu
trasformato in crematorio; i corpi dei fucilati venivano infornati direttamente
dal cortile.
Trieste era il capoluogo dell’Adriatisches Küstenland e in questi luoghi,
dove la lotta partigiana fu particolarmente violenta, le SS inviarono alcuni dei
criminali dell’«operazione Reinhard», i quali avevano gestito i campi di
eliminazione di Sobibor, Treblinka, Majdanek, Chelmno; tra di essi vi erano:
- il dottor Christian Wirth, ufficiale SS, ideatore delle camere a gas a ossido
di carbonio, ispettore dei campi di eliminazione di Belzec, Sobibor, Treblinka;
- il ten. generale Odilo Globocnik, direttore dei massacri dell’operazione
Reinhard del 1942-43;
- Erwin Lambert, del programma di eutanasia ed esperto nella costruzione di
Treblinka;
- Franz Stangl, sovraintendente nel programma di eutanasia nel castello di
Hartheim, comandante di Sobibor e successivamente comandante di Treblinka.
Nell’Adriatisches Küstenland (Litorale adriatico) la caccia agli ebrei e
ai partigiani fu particolarmente violenta e spietata e, per i succitati
criminali, avvezzi ai campi di sterminio polacchi, fu quasi “naturale” costruire
in un sobborgo di Trieste un lager di raccolta, transito e sterminio. Il lager
di San Sabba era diviso in due zone: una destinata ai detenuti in transito verso
i lager tedeschi e l’altra al reparto di detenzione (particolarmente feroce) e
di morte.
In merito al numero di antifascisti e partigiani fucilati nella Risiera, lo
scrittore triestino Ferruccio Folkel ha calcolato, con una stima prudente, la
cifra di 5.000.
Per eliminare le prove dei loro crimini, forno e ciminiera furono distrutti
dalle SS in fuga la notte del 29 – 30 aprile 1945, quando i partigiani jugoslavi
avevano ormai conquistato Trieste.
SCONFITTI I TEDESCHI, I CITTADINI DI TRIESTE E GORIZIA, NEL MAGGIO-GIUGNO ’45
CONOBBERO UN’ULTERIORE VIOLENZA: QUELLA COMPIUTA DAI PARTIGIANI DI TITO, I
QUALI, DOPO AVER LIBERATO IL TERRITORIO DAI NAZISTI CON IL DETERMINANTE AIUTO
DEI PARTIGIANI DEL C.L.N. SI POSERO L’OBIETTIVO DI SOTTRARLO AGLI ITALIANI,
OCCUPANDO ED ESTENDENDO I CONFINI FINO ALLE RIVE DELL’ISONZO.
NEI QUARANTA GIORNI DI OCCUPAZIONE IUGOSLAVA DI TRIESTE E GORIZIA FURONO
MIGLIAIA LE PERSONE ARRESTATE: PER QUESTE POPOLAZIONI, ALL’ABOMINIO DEI LAGER
NAZISTI SI AGGIUNGE QUELLO DEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO IUGOSLAVI.
ALTISSIMA FU LA MORTALITA’ PER STENTI, MALATTIE E ECCIDI IN MASSA CON LA TECNICA
DELLO STERMINIO NELLE FOIBE.
SI CALCOLA CHE I “TITINI” ABBIANO UCCISO IN VARIO MODO CIRCA 10.000 ITALIANI.