Spoliazione dei prigionieri e recupero dei beni in uno studio della “Fondazione di Auschwitz”

 

VI.3.0
Il “Canada”
Nel lessico dei campi di concentramento, questa parola stava ad indicare sia il gruppo dei prigionieri addetti alla spoliazione degli effetti personali dei deportati, sia il magazzino dove questi effetti venivano smistati, sia, infine, la squadra incaricata di tale lavoro. Il “Canada” fu il simbolo dell’immensa opera di spoliazione e recupero dei beni personali dei deportai – vestiario, oggetti, denaro… - attuata dal sistema concentrazionario. Interi convogli avviavano il bottino di questo immondo saccheggio al cuore del Reich.


VI.3.1
Nell’”economia concentrazionaria” nazista, vero sistema schiavista, lo sfruttamento dell’individuo vivo, diventato bestia da soma, non soltanto fu spinto al parossismo; fu cinicamente prolungato oltre la morte: capelli, scarpe, dentiere, gioielli, occhiali, protesi, ecc., strappati ai cadaveri, partivano dai campi alla volta di tutta una catena di imprese naziste. Immensi patrimoni furono così costruiti su questo gigantesco genocidio.


VI.3.2
L’oro e le pietre preziose, strappate ai deportati, andavano ad alimentare il tesoro delle SS e la Banca Centrale del Reich.


VI.3.3
Sfruttamento dell’uomo morto: i capelli delle vittime erano venduti alla ditta Alex Zink. Vi si fabbricava, in particolare, della tela di crine.
 

 

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