Lager di Mittelbau-Dora

Varie fasi della costruzione dei missili V1 e V2 nelle gallerie del lager, e in particolare la galleria n. 42 la cui volta era stata alzata fino a 15 m per permettere l’ultimo collaudo dei missili che misuravano 14 m d’altezza

Varie fasi della costruzione dei missili V1 e V2 nelle gallerie del lager.

Sin dal 1936 i nazisti avevano installato nell’isoletta di Usedon, nel mar Baltico, il centro di Peenemünde, per la ricerca e lo sviluppo della propulsione missilistica, sotto la direzione dello scienziato Werner von Braun e del generale Dornberger. Lo scopo ultimo: costruire l’arma segreta per distruggere Londra, occupare l’Inghilterra e tutta l’Europa. Nell’ottobre 1942 un lancio sperimentale dà risultati soddisfacenti; pertanto l’allora ministro degli armamenti, Albert Speer, decide di accollare al suo ministero tutto il programma, inviando dieci nuovi tecnici prelevati dall’industria areonautica civile. Non è che gli inglesi stessero impassibili ad aspettare i missili; la notte tra il 17 e il 18 agosto 1943 un bombardamento devastante manda all’aria tutta la base e i relativi progetti.
Hitler prende rapidamente due decisioni: trasportare il salvabile nel sottosuolo del Kohnstein, a pochi chilometri da Nordhausen, e usare manodopera concentrazionaria, sotto la direzione di tecnici tedeschi, al fine di evitare la fuga di notizie. Il sottosuolo era una vecchia miniera di carbonati di calcio (gesso), sfruttata sin dagli anni ’20, e formata da due gallerie parallele lunghe 1800 metri e da 46 gallerie trasversali lunghe 150 metri (tale era la distanza delle due gallerie principali).
Il progetto consiste nel lasciare le due gallerie come vie di servizio, con ferrovie per il porto e il ritiro del materiale, e fare le officine nelle 46 gallerie. Vengono fatti arrivare (settembre 1943) da Buchenwald 17.000 deportati che si mettono immediatamente al lavoro (pulizia e cementificazione delle gallerie). La rapidità delle decisioni fa passare in seconda linea il problema dell’alloggiamento dei deportati che, in sei mesi, vedono il sole due volte in occasione delle disinfestazioni: sono infestati da pidocchi; non hanno acqua per bere, respirano vapori di ammoniaca che bruciano i polmoni, tant’è che in sei mesi ben 6500 deportati muoiono. Finalmente, a febbraio 1944, Albert Speer ottiene il permesso di visitare il lager!!! Si dice rimanga sconcertato dalla situazione; fa capire alle SS che è controproducente insegnare il mestiere se dopo pochi mesi bisogna ricominciare da capo; ordina che venga costruito immediatamente il campo esterno; invia vagoni di materiale, si fanno arrivare altri deportati da Buchenwald e in un mese vengono costruite 56 baracche sparse nel campo; il tutto è recintato da filo spinato con corrente ad alta tensione. Finalmente i deportati, dopo le 12 ore di lavoro, possono uscire dalle gallerie, lavarsi e dormire nelle cuccette. La mortalità diminuisce, la cadenza di uscita dei missili diviene regolare (500/550 al mese); 2000 dei quali fra giugno e luglio 1944 sono lanciati su Londra e 1000 su Anversa.
L’aviazione alleata naturalmente non può bombardare le gallerie e allora distrugge ponti, ferrovie, strade; rade al suolo la città di Nordhausen, ove esistono officine di componentistica per i missili; bombarda una fabbrica a Buchenwald, e provoca purtroppo 364 morti nel campo. La cadenza di uscita dei missili diminuisce sino a cessare del tutto. Allora le SS cominciano a far murare gli ingressi delle gallerie, perché nessuno dei deportati costruttori dei missili deve sopravvivere. Ma la popolazione di Nordhausen, terrorizzata dai continui bombardamenti, forza gli ingressi del lager e si rifugia nelle gallerie, vanificando il progetto delle SS. Cominciano allora le cosiddette marce della morte, perché nessuno dei deportati deve sopravvivere. Finalmente, il 14 aprile 1945, arrivano gli americani. Il comandante si fa accompagnare da alcuni superstiti nelle gallerie: scopre un centinaio di missili e tonnellate di progetti; avverte il comando. Si ordina di ripristinare una linea ferroviaria, si dà la caccia ai 500 tecnici, compresi von Braun e il generale, e il tutto, a fine giugno, viene imbarcato ad Anversa e parte per l’America.
Via gli americani arrivano i russi (quella era zona di occupazione russa); anche loro ispezionano le gallerie: scovano alcuni missili dimenticati dagli americani; ma vengono in possesso di un insperato regalo lasciato involontariamente da chi li ha preceduti: tonnellate di progetti costruttivi, una manna per i progettisti russi. Dopo di che gli ingressi sono minati e distrutti e nessuno viene più a sapere quel che era stato; e il silenzio dura per 53 anni, perché né gli uni né gli altri avevano interesse a far sapere che le loro imprese spaziali erano frutto di tutto quel che avevano rubato nelle gallerie di Dora, malgrado le proteste dei superstiti che avevano sollecitato i loro governi perché si facesse luce su quel lager.
Finalmente, nel 1998, nel numero 26 della famosa rivista tedesca “Stern”, compaiono decine di fotografie a colori del lager Dora, con i deportati al lavoro nelle gallerie. Cosa era successo? I nazisti avevano fotografi ovunque; anche nelle gallerie di Dora c’era un fotografo: costui aveva sottratto decine di diapositive, nascoste in un pacchetto nella sua valigia. Dopo la guerra, forse per qualche malcelato timore, se ne era tornato a casa e aveva nascosto la valigetta nel garage. Nel 1998, ormai 91enne, viene ricoverato in un istituto per anziani. Il figlio va a sbaraccare la casa paterna e nella valigia, in garage, trova le diapositive. Lui dice di aver lottato per giorni col padre, per aver l’autorizzazione alla pubblicazione. Vogliamo crederci?? Sarà pur vero che qualcosa gli avrà reso quella decisione!!

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